Nuova generazione, nuova idea
Nuova generazione, nuova idea: come un giovane altoatesino reinventa la mela
Una mela che quasi nessuno conosce. Un giovane melicoltore di Lana che non voleva limitarsi a raccoglierla, ma immaginarla in modo nuovo. E la domanda da cui è nato tutto: Come si rende di nuovo cool la mela? Oggi la risposta è racchiusa in bottiglie di vetro e sale sul podio dei premi internazionali dedicati ai drink.
Attraversando Lana in primavera si capisce subito perché questa terra venga chiamata il “giardino delle mele d’Europa”. Chilometri di alberi in piena fioritura, la Val d’Adige che raccoglie il sole e, sullo sfondo, il Gruppo di Tessa.
È una bella cartolina. Ma chi è cresciuto qui lo sa: la mela ha un problema d’immagine. È affidabile, rassicurante, sana. E proprio per questo, agli occhi delle nuove generazioni, è spesso troppo noiosa.
La domanda da cui è nato tutto.
Josef Holzner è cresciuto a Lana, in mezzo ai meleti. Invece di rilevare il maso lasciando tutto com’era, si è posto una domanda che in Alto Adige nessuno aveva ancora affrontato davvero:
Come si rende di nuovo cool la mela?
Non nel senso di “un’altra varietà”. Ma: come trasformare questo frutto in qualcosa che le persone tengono volentieri in mano, mostrano su Instagram e mettono nel calice accanto a Spritz e Hugo, fino a rubare loro la scena?
Un raro frutto rosso e l’inizio di un’idea.
Nel maso di Josef cresceva una varietà che ormai quasi nessuno coltiva: la Baya Marisa. Una mela rossa all’interno come una melagrana. Impegnativa da coltivare, sensibile al meteo e dal gusto di rabarbaro, ribes nero e un tocco di ananas.
Troppo preziosa per un succo qualunque. Troppo speciale per la fruttiera.
La chiave era proprio questa. Per rendere cool la mela bisognava uscire dagli schemi. Trasformarla in qualcosa che nessuno avrebbe immaginato: un vero aperitivo.
Florian Lair si è unito come cofondatore. Da due altoatesini è nato un team. Da un’idea è nato un prodotto.
Quattro anni di ricerca. Tre premi. Una promessa.
Quella che era un’idea oggi è Sparkling Rocco. Un aperitivo analcolico prodotto con il 100% di succo diretto di Baya Marisa. Senza aromi, senza zuccheri aggiunti, senza compromessi. E soprattutto: garantito senza alcol. Non 0,4 o 0,5 come tanti concorrenti, ma davvero zero.
All’inizio, neppure Josef e Florian avrebbero immaginato che questa coerenza sarebbe stata premiata a livello internazionale:
Giurie diverse, un giudizio unanime: questo nuovo aperitivo dell’Alto Adige merita un palcoscenico e riconoscimenti all’altezza dell’impegno che c’è dietro.
Cosa significa Rocco per chi ama l’Alto Adige.
Sparkling Rocco non è un succo. Né un sidro. E tantomeno succo allungato con acqua frizzante. È ciò che succede quando un giovane melicoltore smette di accontentarsi di ciò che esiste già. E da un frutto raro e una semplice domanda crea qualcosa di nuovo.
Sparkling Rocco va nel calice da vino. Proprio dove di solito trovano posto Prosecco, Aperol Spritz o Hugo. Solo senza alcol.
Chi ama l’Alto Adige lo sente al primo sorso.
Chi non conosce l’Alto Adige, al primo sorso intuisce cosa si è perso.
Salute. O, come diciamo qui: Prost. 🥂

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100% succo diretto. Senza alcol. Tre volte premiato. Direttamente dal Weinsepphof di Lana a casa tua.
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